14 Maggio 2012

L'uguaglianza tra le diversità

Difendere i diritti omosessuali porterà sicuramente a vivere la propria omosessualità apertamente,ma le discriminazioni non si concluderanno ugualmente!Ci sarà sempre qualcuno che parlerà male di te,anche un omosessuale stesso che discrimina l'altro!Non verrà certamente discriminato perchè si sta baciando con un altro uomo,ma "per come" sta baciando quell'uomo!Ci sono tanti punti di vista che attirano giudizi in continuazione da parte di chiunque!Da come se ne parla,sembra che il mondo degli eterosessuali sia l'inferno,e invece quello degli omosessuali sia il paradiso!Non è così!Il male è ovunque ti trovi!Potrai essere disposto anche a morire per farti ascoltare,ma non sarai mai indifferente a nessuno,perciò "non ti curar mai degli altri,ma guarda e passa"!!Vivi fino in fondo perchè è l'unica arma da combattimento!

Il ritmo della vita

A volte si agisce come se nella vita di ognuno di noi ci fosse una scadenza,la mente è un orologio che ci induce ad abbassare i nostri obiettivi quando falliamo in un momento qualunque della quotidianeità!Come se non ci fosse più il tempo per riparare i nostri errori,per recuperare un pò di fiducia e per rinnovare il perseguimento dei nostri fini!Se qualcosa ci rende malinconici,pensiamo che non ci sia più il tempo per essere felici,e al contrario,se qualcosa ci rende felici ci illudiamo che tutto questo potrà durare per sempre!Nulla va stabilito,si vive ciò che ci offre ogni giornata,ogni ora,ogni minuto,ogni secondo!Non siamo noi che dobbiamo andare a tempo,ma è il tempo che deve dare le giuste risposte e andare a ritmo della nostra vita!

Non tutto si può comunicare

A volte solo vivendo con l'immaginazione ci si può sentire veramente liberi,giusto o sbagliato che sia,nella mente di chiunque c'è un mondo che appartiene esclusivamente a ciascuno di noi: senza regole,senza morale,senza tradizioni,perchè tanto nessuno potrà mai sapere ciò che stiamo pensando realmente,e di conseguenza alcuna forza esterna potrà mai dominarci!Penso sia opportuno smentire chi dice che anche il silenzio sia comunicazione...esso non è altro che un insieme di desideri proibiti,una vita che viene vissuta nel proprio interno,un dialogo con la propria anima che non comunica nulla a nessuno!

Le paure

Siamo oggetti di un male
che limiti non conosce...
Un interminabile sentiero
di indistruttibili angosce...
Il suo arrivo non è altro
che un eterno ritorno,
fa si che temiamo
ogni cosa a noi attorno....
Il sole cade,ma ogni giorno risplende,
adotta un raggio per il tuo cuore
che tramonta costantemente...
Permetti che risorga dopo ogni brutta
esperienza,rendendo la tua anima

sempre più stupenda...

 
24 Aprile 2011

I VALORI DELLA SOLITUDINE

Per poter comprendere il blog,dovrete leggere anche quello precedente,in quanto è un collegamento....Buona lettura!!! :) :) :)




E’ logico che l’amore è un modo per porre fine al senso di solitudine e di insicurezza il più delle volte. Il sentimento si avverte nel momento in cui ci si sente compresi e sostenuti in ogni difficoltà. Un’altra domanda: genericamente la solitudine cosa è? Perché soffriamo quando ci sentiamo soli? Ma quando siamo in compagnia di altre persone questa solitudine viene colmata? E’ indispensabile la compagnia degli altri? Non è un male porsi delle domande,anzi,è l’unico modo per trovare delle risposte. Ha senso una risposta senza la domanda? La domanda stimola la risposta,di conseguenza se non riusciamo a rispondere è perché non ci facciamo mai delle domande. Ed è per questo che sprofondiamo in un momento di crisi assoluto,in quanto diamo importanza a cose di cui non né sappiamo nemmeno il significato. Non siamo motivati a soffrire,e se soffriamo,è perché c’è qualcuno che stimola le nostre sofferenze,in quanto vediamo negli altri ciò che noi non possediamo. Sembra che nella vita sia fondamentale ricevere qualcosa perché lo ricevono anche gli altri. Per rendere più chiaro il concetto,dico che un’ottima percentuale di persone presenti in questo mondo,almeno una volta nella loro vita,hanno sicuramente provato una forte invidia nei confronti di altre persone. Quanti di noi si saranno affacciati dalla finestra della propria stanza,e hanno avuto modo di osservare per la strada un gruppo di amici sorridente,o una felice coppia di innamorati? Non dico solo dalla finestra della propria stanza,in qualunque contesto. In quel momento chi non ha mai desiderato di vivere la stessa situazione di tali persone? Sicuramente chiunque. Da ciò scaturisce il senso di solitudine,solamente perché ci si sente diversi dagli altri. Quindi tutti i nostri bisogni li avvertiamo in quanto stimoli dell’ambiente,che ci permettono di acquisire i valori della vita sociale. Dopo aver compreso come mai percepiamo la solitudine dentro di noi,è importante sapere se la compagnia di altra gente riesce ad oscurare questo nostro vuoto interiore,ed anche in questo caso ci sono delle eccezioni,ma per altri versi no: come i sentimenti,anche i bisogni sono autonomi e presenti nel nostro inconscio. L’adolescente,ad esempio, è sempre quell’individuo facilmente influenzabile,in quanto è alla ricerca di punti di riferimento,che pur di ottenerli non si rende conto di diverse responsabilità da mantenere. Con l’impazienza di uscire dalla sua solitudine e di intraprendere il suo cammino in compagnia di un gruppo di coetanei o più grandi,non va sempre incontro a buoni risultati,perché pur di sentirsi accettato dagli altri è disposto a condurre anche una vita depravata,che tende a mascherare le sue vere caratteristiche. In questo caso però,la spontaneità dei nostri bisogni, sono diversi dai sentimenti per il semplice fatto che,l’amore è un sentimento del tutto irrazionale,che è presente nel nostro inconscio,ma che è impossibile rimuovere e dominare,in quanto agisce quando meno te lo aspetti. I bisogni sono presenti altrettanto nel nostro inconscio ed entrano in azione irrazionalmente,ma perché vengono appresi e stimolati dall’esterno. Quindi in quest’ultimo caso,agire tramite la coscienza è fondamentale,per soffermarsi a riflettere prima dell’azione,perché non è sempre positivo colmare la solitudine insieme agli altri. La situazione può peggiorare ancora di più,in quanto in un gruppo di adolescenti per poter condividere un bel rapporto,tutti tendono a pensare e a comportarsi nello stesso modo. Quindi in un certo senso l’adolescente viene influenzato e tende a smarrire la sua individualità all’interno del gruppo. La vita sociale è necessaria per la gioventù,perché aiuta a maturare e a confrontarsi,ma prima di intraprendere questo percorso non è da escludere un periodo di solitudine che lo preceda,in quanto serve per riflettere su se stessi,rendendosi conto di alcune responsabilità e regolando i propri comportamenti in modo tale da non influenzare negativamente gli altri e farsi influenzare. Come nel gruppo,anche la creazione di un rapporto profondo tra due persone è un cammino altrettanto difficile,in quanto consiste nella condivisione di tutto,la quale se non si riesce a gestire,ci si distrugge l’uno con l’altro,perché si cerca di sopraffare l’altro su una cosa che appartiene ad entrambi,come i figli,o un bene. Non bisogna svalutare molto la vita solitaria,perché essa ha dei vantaggi che la vita sociale e quella sentimentale non hanno,in quanto è possibile organizzare la propria vita autonomamente senza alcuna pressione esterna. Non esiste alcuna legge inoltre che obbliga a vivere soli con se stessi come non obbliga a vivere insieme agli altri. “Bisognerebbe prendere esempio dall’embrione che inizialmente vive solo nel grembo materno,il quale solamente dopo il parto entra in contatto con gli altri e diviene frutto di condivisione”. Tutti abbiamo attraversato questa fase,e come questa,anche altre se si trova la forza giusta per farlo. Ci tengo a precisare che i rapporti sociali e quelli sentimentali sono molto importanti,e ognuno ha i suoi tempi per poterli vivere,in quanto non è mai troppo tardi,perché la vita ha un valore fino a quando non svanisce del tutto. Ma tutto deve avvenire spontaneamente,solamente se c’è un forte sentimento che lega due o più persone. Ma se si cerca impazientemente di creare dei rapporti,solo perché ci sentiamo gli unici a non poterli vivere a differenza di altri,allora il discorso cambia. Agire inconsciamente,significa trascurare alcuni particolari i quali si capisce di averli ignorati solo dopo alcune esperienze,attraverso cui ci aspettavamo di raggiungere dei risultati,che in realtà non si sono realizzati. E’ anche vero che sbagliando si impara,ma ancora meglio è prevenire,anziché curare. Gli uomini non sono così forti da poter prevenire sempre,infatti questa teoria è solo un mezzo per comprendere cosa ci spinge ad agire in una determinata maniera. E’ sempre bene puntualizzare che dietro ogni azione c’è una motivazione che la precede.
 
21 Aprile 2011

"La vera realtà"

Se si vuol raggiungere la quiete eterna,innanzitutto,è assolutamente necessario eliminare dalla nostra mente tutto ciò che noi pensiamo sia negativo. La negatività è creazione dei nostri timori,in quanto consideriamo ogni minimo ostacolo,prigione della nostra volontà di vivere. E’ considerevole l’intervento dei grandi autori letterari e filosofici i quali hanno dimostrato perfettamente la realtà contrastante che ci circonda. Ma mostrare i fatti reali,senza impegnarsi nella ricerca del vero significato di questo termine non ha molto senso. La realtà non è che frutto dei nostri occhi,delle nostre azioni e delle nostre parole. Un elemento fondamentale che produce i nostri pensieri,le nostre opinioni è la “TRAGEDIA”. Si può definire,la tragedia,una calamita che attira tutti i nostri sentimenti e ci offre la possibilità di identificarci . Non c’è una volta in cui dinanzi ad un tragico episodio,non giudichiamo  e non pretendiamo di comprendere già il cattivo ed il buono della situazione. Gli accaduti spiacevoli influiscono sul nostro modo di essere e di pensare. Ecco perché il più delle volte,con convinzione affermiamo che viviamo in una cruda realtà. Ma la vera realtà qual’ è? “E’ reale tutto ciò che è materiale in fondo!E’ reale tutto ciò che noi possiamo sfiorare,ma è astratto tutto ciò che deriva dai nostri pensieri,che sono sia soggettivi,in quanto ogni uomo esprime la propria idea,nella quale però,è presente anche un po’ di oggettività,perché sono tutti pensieri negativi rivolti all’intera condizione umana. Si faccia ben attenzione,che anche quando una persona tende ad esprimersi positivamente,lo fa per augurarsi il quieto vivere che non ha,oppure perché ha compreso che anche dinanzi agli ostacoli è fondamentale reagire. Quindi il giudizio positivo è il proseguimento di una condizione negativa! C’è sempre qualcosa che ci spinge a pensare in una determinata maniera,e quindi niente è psicologicamente innato. Ed ecco come ci colleghiamo all’unione dei pensieri soggettivi che danno origine alla loro oggettività,e siamo noi uomini che in base alla nostra esperienza costruiamo quella che noi definiamo “ la realtà”. Siamo così influenzati da questa realtà che non crediamo più alle favole. Ma come si possono odiare le favole,se sono frutto della nostra creatività? Di certo la creatività non è presente nel DNA di nessuno di noi. E’ bene puntualizzare che tutte le potenzialità si apprendono con l’esperienza,essendo tutti non capenti i primi giorni di vita. La fantasia è la testimonianza di una realtà che vorremmo vivere e contemporaneamente di un realtà la quale vorremmo che sparisse. E ciò che viviamo che ci spinge verso l’immaginazione. L’immaginazione di qualcosa che desideriamo in quanto non abbiamo mai avuto. Da ciò si può dedurre che “in ogni essere umano è presente un problema matematico irrisolto”. Come ben sappiamo nella matematica il procedimento è uguale: Dati i termini noti,bisogna trovare quelli che mancano. Può sembrare assurdo apparentemente,ma riflettendo,questo è un lavoro che la nostra mente richiede quotidianamente. Le favole,le fiabe non sono che un mezzo per trasmettere il senso di vuoto incolmabile che proviamo nel mondo in cui viviamo. Ad un mago basta un tocco di bacchetta magica per ottenere ciò che vuole. Gli scrittori sono spinti a elaborare opere ricche di vicende in cui vi regna in modo particolare la semplicità,e la totale felicità,in quanto sono elementi non realmente vissuti! Se tutto nella vita si potesse ottenere così facilmente,nessuno si sentirebbe motivato a fantasticare. E’ importante sopravvalutare tutto ciò che è fantastico,per capire più approfonditamente le conseguenze del malessere umano. Nella fantasia come abbiamo già detto,tutto si conclude con un lieto finale,evidentemente è una condizione di vita che desidereremmo nella storia di ognuno di noi. L’amore eterno che un Principe ed una Principessa pronunciano nelle favole,coincide con quello reale? A volte si,ma delle volte non affatto. E come mai nelle favole gli scrittori concludono la storia sempre con il matrimonio dei due amanti e con la classica frase: “vissero felici e contenti”? Dopo di che la storia non continua più!Tutto finisce lì! Ma si sa che dopo il matrimonio gli anni continuano a trascorrere,gli amanti invecchiano e generano una famiglia. Tutto il resto della loro storia se notate,rimane un mistero. Se fossero reali i tipici amanti delle favole,senza la guida dello scrittore,avrebbero veramente vissuto il proprio amore fino alla fine dei propri giorni? Sarebbe potuto accadere,ma anche il contrario. Da qui si può dedurre che il fine dello scrittore è quello di convincerci che l’amore eterno esiste,cercando di accendere delle speranze in quanto lui stesso e altri non si sentono stimolati a credere nei veri sentimenti. E chi “tenta” di credere,lo fa perché attorno ad egli c’è qualcosa che non va,perché se nella vita di ognuno di noi non fosse mancato mai niente fra le cose che desideriamo,che motivo ci sarebbe stato di credere in qualcosa? Sperare in qualcosa? Saremmo stai felici e nient’altro. Tutto ciò,però,sembra che non sia avvenuto. E’ doloroso poter affermare una cosa simile,ma non è detto che il forte amore che unisce due persone significhi vivere insieme fino alla fine dei propri giorni. Sappiate che in ogni situazione le eccezioni ci sono,ma nello stesso tempo no. Il sentimento non ha ragione,ed è presente nel nostro inconscio e di conseguenza è impossibile dominarlo. Se il sentimento è autonomo,può iniziare e finire il suo percorso a suo piacimento. A questo punto,come si può decidere di amarsi tutta la vita? E’ una domanda da rivolgere specialmente ai fedeli,che dichiarano di amarsi fin che morte non li separi dinanzi a “Dio”. Nessuno sa cosa accadrà durante il suo percorso,e inoltre è l’amore che lega due persone,in quanto spontaneo e autonomo,non sono gli uomini che stabiliscono un rapporto d’amore. Esso decide su di noi,che potremmo anche non rispettarlo,ma andremmo avanti portandoci alle spalle diverse insoddisfazioni. Sembra che l’amore sia finalizzato a qualcosa. E se è in questo modo che gli uomini hanno imparato a far uso dei propri sentimenti,affidando a loro uno scopo ben preciso,essi non sono più sentimenti,bensì progetti che portano l’uomo a dimostrarsi diverso da quello che è, e ad autodistruggersi.

 
15 Aprile 2011

RIFLESSIONI :)

Non sempre la "condivisione" di qualcosa conduce a buoni risultati,in quanto qualsiasi cosa viene padroneggiata da uno o più individui,che senza un accordo si distruggono l'uno con l'altro. Molto meglio,a volte,dedicarsi a qualcosa che possa dipendere solamente da se stessi,la quale senza alcuna pressione esterna,è possibile gestire autonomamente. "La libertà fa sempre di un uomo,un uomo vero,che è in grado di guardare il sole anche nei giorni grigi di tempesta".

 
16 Marzo 2011

RIFLESSIONI

La morte può apparire come un ingiusto sacrificio! Un sacrificio che diviene utile se le persone sono in grado di andare avanti anche quando qualcuno non ci lascia che un semplice ricordo di lui!Voi potete sognare ancora,potere ridere ancora,potete realizzare tutto ciò che vi viene in mente!Voi che potete,andate avanti per loro che non possono più! Loro volendo possono vivere ancora,ma dipende da voi! Vi hanno lasciato una parte della loro vita che solo voi potete gestire! Lo potreste fare ricordandoli con gioia,spensieratezza,amore,dolcezza!Sono espressioni che anche essi avrebbero voluto assaporare ancora!

 
27 Febbraio 2011

"RIFLESSIONI"

Ho capito che i "VERI TRAGUARDI" non determinano la fine di una gara con con un compenso,nel caso dovessi risultare il migliore fra tutti!Tutto quello che ottieni è solamente un punto in più per poter affrontare ostacoli peggiori!Le avventure continuano,ed ogni trionfo ti abilita a nuove ed infinite esperienze!Quindi si ritorna sempre allo stesso punto di partenza,ed è vincitore chi non si stanca di riprendere nuovamente il tragitto!

 
13 Febbraio 2011

Mi sembra una fIaba xD xD!!

Noi, una famiglia come tante, con la nostra vita tra la casa e il lavoro e qualche svago il fine settimana, abbiamo un figlio bravo nello studio e nella vita, ma che ha, come tutti, un qualche problema.
In particolar modo ha sempre fatto fatica a relazionare con gli altri.


In casa raccontava pochissimo di sé, e io e mia moglie ci chiedevamo spesso da cosa potesse essere causata questa fatica e quel suo desiderio di restare sempre in casa, il che non gli permetteva di averi amici, eccetto qualche compagno di scuola. Ogni tanto chiedevamo a nostro figlio il perché di questo comportamento (per noi strano) e lui ci rispondeva sempre “non preoccupatevi, prima o poi cambierò”.

Come genitori, tuttavia, a volte il pensiero riaffiorava nella nostra mente anche perché desideravamo che potesse avere più amici con i quali uscire e divertirsi un po’ così com’era giusto per un ragazzo della sua età.Il tempo passava, ma senza alcun cambiamento. Ormai era prossimo il suo diciottesimo compleanno e dentro di noi c’era sempre questo pensiero fisso.

A volte ne discutevamo con i nostri parenti più stretti, che comunque continuavamo sempre a darci la stessa risposta di nostro figlio. Un bel giorno tornato a casa dal lavoro trovai mia moglie e mio figlio ad aspettarmi con ansia e capii subito che era accaduto qualcosa.

Chiesi subito a mia moglie il perché di tanta agitazione e lei mi rispose “Nostro figlio è riuscito a confidarmi per iscritto una cosa molto importante” e così dicendo mi diede in mano un piccolo foglio.
Diceva “Mamma, papà vi devo confidare che sono gay, ma non preoccupatevi che per me non è un problema”. Guardando mia moglie che aveva le lacrime agli occhi mentre mio figlio l’abbracciava dissi “Ma sei sicuro?”. Lui confermò.

Era da tanti anni che lo aveva capito, se ne era reso conto già dall’ultimo delle elementari, e col  tempo ne aveva preso coscienza, tenendosi la cosa dentro per anni ed anni. “Sei sicuro?”. Quante volte gli abbiamo fatto questa domanda noi e i nostri parenti, dopo che l’avevamo detto anche a loro. Ma poi riflettendo abbiamo pensato “Come può non essere sicuro dopo averci riflettuto per tutti questi anni”.

Certamente se non fosse stato certo almeno in buona parte non sarebbe mai venuto a confessarcelo sapendo che avrebbe potuto darci un grosso dispiacere. Io al momento dissi “Non importa, ti accettiamo così come sei” e lo stesso aveva già detto mia moglie, e lui ne fu molto felice.
Quella sera e nei giorni successivi io e mia moglie continuammo a riflettere, ognuno per conto suo, su quanto accaduto finché una sera ne parlammo tra noi e pensando al tempo passato capimmo tanti suoi comportamenti e tante sue paure.

Decidemmo allora di dargli tutto l’aiuto possibile cominciando con l’offrirgli un ambiente famigliare sereno in cui potesse sentirsi a suo agio perché eravamo consapevoli del fatto che la società non gli avrebbe permesso di avere una vita facile. Pensiamo, infatti, che per un figlio la famiglia sia il primo posto in cui debba trovarsi bene e per noi genitori la cosa più bella è vedere un figlio sereno.

Da quel  giorno le cose per lui sono cambiate, si era tolto un grosso peso ed ora si sentiva più protetto ed aiutato. Anche per noi erano finite certe preoccupazioni. Adesso nostro figlio ci racconta le sue giornate, le sue emozioni e il desiderio di conoscere qualcuno come lui per potersi confrontare ed eventualmente costruirsi un avvenire.

Ci ha confessato esplicitamente di trovarsi bene a casa sua riempiendoci di gioia, anche se dobbiamo dire che dentro di noi sono nate nuove, ma meno pesanti preoccupazioni sul suo futuro, visto che persone come lui non si trovano dietro l’angolo, non tanto perché non ci siano, ma perché stanno nascoste.
Per ovviare a questo problema abbiamo cercato di  trovare qualche associazione di ragazzi omosessuali, ma senza nessun risultato, finché, tramite un consultorio famigliare consigliatoci da una persona cara di famiglia, siamo stati indirizzati a Don Domenico, un sacerdote di Milano che anni addietro aveva fondato un gruppo di ragazzi omosessuali credenti che periodicamente si ritrovano per scambiarsi delle idee e confrontarsi.

Abbiamo contattato Don Domenico, che ha invitato nostro figlio a partecipare agli incontri, e lui ovviamente ha accettato di buon grado. Così una domenica con nostro figlio siamo andati all’appuntamento, tutti quanti eccitatissimi, e almeno noi siamo rimasti stupiti di vedere così tante persone. Arrivato Don Domenico, dopo un saluto io e mia moglie pensavamo di dover andare via, ma lui con nostra grande sorpresa ci ha  invitato a rimanere.

Noi contentissimi abbiamo subito accettato perché eravamo curiosi di vedere di persona l’attività del gruppo. Per noi è stata una giornata stupenda e penso che non la dimenticheremo mai, anche perché l’accoglienza di questi ragazzi è stata così grande che per un attimo ci siamo sentiti anche un po’ genitori loro.
È stato un pomeriggio di scambi di idee e di opinioni; abbiamo sentito le  storie di alcuni di loro e ci ha meravigliato il fatto che tanti non siano stati accettati o accettati mal volentieri dalla famiglia, e a detta loro nostro figlio era più che fortunato ad avere dei genitori così.

A noi non è sembrato di aver fatto niente di così straordinario accettando nostro figlio per quello che è, e ci siamo chiesti come mai parecchi genitori non accettino questa condizione quando magari difendono a spada tratta figli drogati o delinquenti; come se avere un figlio omosessuale fosse la peggiore delle catastrofi e la più grande delle vergogne.
Non è colpa di nessuno se si ha un figlio omosessuale, bisogna accettarlo ed aiutarlo perché si sente diverso dagli altri e spesso spaventato dal fatto di dover affrontare un mondo che purtroppo non è ancora disposto a riconoscergli il diritto di vivere come una persona “normale”.

Genitori, svegliatevi! Siamo nel terzo millennio, è ora di abbattere i pregiudizi e di accettare anche questa realtà che fa parte della vita da quando è nato il mondo. Fatevi un esame di coscienza!
Vi siete mai chiesti “...e se fossi stato io uno di loro e mi avessero rifiutato come mi sentirei?”. Questa domanda io me la sono posta tante volte ed ogni volta mi ha dato una carica ancora  maggiore per stare vicino a nostro figlio sostenendolo nel difficile cammino della vita.


Per concludere con tutto il cuore ci sentiamo di dover ringraziare Don Domenico per aver fondato questa associazione, “La Fonte” che riunisce tante persone di diversa età e diverso sesso ma tutte con una cosa in comune: l’essere omosessuali.


* * *

Io sono la mamma di Alessandro e nonostante le difficoltà e le varie problematiche che la vita ci pone sono fiera ed orgogliosa della nostra famiglia, ma soprattutto di nostro figlio, che non cambierei con nessun altro.



P.S. Cari genitori, se in futuro vostro figlio avrà la fortuna di trovare un compagno (come è successo a nostro figlio) accettate anche lui e siate felici. Anche vostro figlio ha bisogno di dare e ricevere amore ed affetto e di costruirsi una propria vita insieme ad una persona che gli voglia bene. E ricordatevi sempre che anche un albero che non dà frutti non deve essere tagliato perché può essere un riparo per gli uccelli e con la sua ombra dona frescura a chi ne ha bisogno.

 
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