BLOG di magic45 |
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21 Aprile 2011
"La vera realtà "Se si vuol raggiungere la quiete eterna,innanzitutto,è assolutamente necessario eliminare dalla nostra mente tutto ciò che noi pensiamo sia negativo. La negatività è creazione dei nostri timori,in quanto consideriamo ogni minimo ostacolo,prigione della nostra volontà di vivere. E’ considerevole l’intervento dei grandi autori letterari e filosofici i quali hanno dimostrato perfettamente la realtà contrastante che ci circonda. Ma mostrare i fatti reali,senza impegnarsi nella ricerca del vero significato di questo termine non ha molto senso. La realtà non è che frutto dei nostri occhi,delle nostre azioni e delle nostre parole. Un elemento fondamentale che produce i nostri pensieri,le nostre opinioni è la “TRAGEDIA”. Si può definire,la tragedia,una calamita che attira tutti i nostri sentimenti e ci offre la possibilità di identificarci . Non c’è una volta in cui dinanzi ad un tragico episodio,non giudichiamo e non pretendiamo di comprendere già il cattivo ed il buono della situazione. Gli accaduti spiacevoli influiscono sul nostro modo di essere e di pensare. Ecco perché il più delle volte,con convinzione affermiamo che viviamo in una cruda realtà. Ma la vera realtà qual’ è? “E’ reale tutto ciò che è materiale in fondo!E’ reale tutto ciò che noi possiamo sfiorare,ma è astratto tutto ciò che deriva dai nostri pensieri,che sono sia soggettivi,in quanto ogni uomo esprime la propria idea,nella quale però,è presente anche un po’ di oggettività,perché sono tutti pensieri negativi rivolti all’intera condizione umana. Si faccia ben attenzione,che anche quando una persona tende ad esprimersi positivamente,lo fa per augurarsi il quieto vivere che non ha,oppure perché ha compreso che anche dinanzi agli ostacoli è fondamentale reagire. Quindi il giudizio positivo è il proseguimento di una condizione negativa! C’è sempre qualcosa che ci spinge a pensare in una determinata maniera,e quindi niente è psicologicamente innato. Ed ecco come ci colleghiamo all’unione dei pensieri soggettivi che danno origine alla loro oggettività,e siamo noi uomini che in base alla nostra esperienza costruiamo quella che noi definiamo “ la realtà”. Siamo così influenzati da questa realtà che non crediamo più alle favole. Ma come si possono odiare le favole,se sono frutto della nostra creatività? Di certo la creatività non è presente nel DNA di nessuno di noi. E’ bene puntualizzare che tutte le potenzialità si apprendono con l’esperienza,essendo tutti non capenti i primi giorni di vita. La fantasia è la testimonianza di una realtà che vorremmo vivere e contemporaneamente di un realtà la quale vorremmo che sparisse. E ciò che viviamo che ci spinge verso l’immaginazione. L’immaginazione di qualcosa che desideriamo in quanto non abbiamo mai avuto. Da ciò si può dedurre che “in ogni essere umano è presente un problema matematico irrisolto”. Come ben sappiamo nella matematica il procedimento è uguale: Dati i termini noti,bisogna trovare quelli che mancano. Può sembrare assurdo apparentemente,ma riflettendo,questo è un lavoro che la nostra mente richiede quotidianamente. Le favole,le fiabe non sono che un mezzo per trasmettere il senso di vuoto incolmabile che proviamo nel mondo in cui viviamo. Ad un mago basta un tocco di bacchetta magica per ottenere ciò che vuole. Gli scrittori sono spinti a elaborare opere ricche di vicende in cui vi regna in modo particolare la semplicità,e la totale felicità,in quanto sono elementi non realmente vissuti! Se tutto nella vita si potesse ottenere così facilmente,nessuno si sentirebbe motivato a fantasticare. E’ importante sopravvalutare tutto ciò che è fantastico,per capire più approfonditamente le conseguenze del malessere umano. Nella fantasia come abbiamo già detto,tutto si conclude con un lieto finale,evidentemente è una condizione di vita che desidereremmo nella storia di ognuno di noi. L’amore eterno che un Principe ed una Principessa pronunciano nelle favole,coincide con quello reale? A volte si,ma delle volte non affatto. E come mai nelle favole gli scrittori concludono la storia sempre con il matrimonio dei due amanti e con la classica frase: “vissero felici e contenti”? Dopo di che la storia non continua più!Tutto finisce lì! Ma si sa che dopo il matrimonio gli anni continuano a trascorrere,gli amanti invecchiano e generano una famiglia. Tutto il resto della loro storia se notate,rimane un mistero. Se fossero reali i tipici amanti delle favole,senza la guida dello scrittore,avrebbero veramente vissuto il proprio amore fino alla fine dei propri giorni? Sarebbe potuto accadere,ma anche il contrario. Da qui si può dedurre che il fine dello scrittore è quello di convincerci che l’amore eterno esiste,cercando di accendere delle speranze in quanto lui stesso e altri non si sentono stimolati a credere nei veri sentimenti. E chi “tenta” di credere,lo fa perché attorno ad egli c’è qualcosa che non va,perché se nella vita di ognuno di noi non fosse mancato mai niente fra le cose che desideriamo,che motivo ci sarebbe stato di credere in qualcosa? Sperare in qualcosa? Saremmo stai felici e nient’altro. Tutto ciò,però,sembra che non sia avvenuto. E’ doloroso poter affermare una cosa simile,ma non è detto che il forte amore che unisce due persone significhi vivere insieme fino alla fine dei propri giorni. Sappiate che in ogni situazione le eccezioni ci sono,ma nello stesso tempo no. Il sentimento non ha ragione,ed è presente nel nostro inconscio e di conseguenza è impossibile dominarlo. Se il sentimento è autonomo,può iniziare e finire il suo percorso a suo piacimento. A questo punto,come si può decidere di amarsi tutta la vita? E’ una domanda da rivolgere specialmente ai fedeli,che dichiarano di amarsi fin che morte non li separi dinanzi a “Dio”. Nessuno sa cosa accadrà durante il suo percorso,e inoltre è l’amore che lega due persone,in quanto spontaneo e autonomo,non sono gli uomini che stabiliscono un rapporto d’amore. Esso decide su di noi,che potremmo anche non rispettarlo,ma andremmo avanti portandoci alle spalle diverse insoddisfazioni. Sembra che l’amore sia finalizzato a qualcosa. E se è in questo modo che gli uomini hanno imparato a far uso dei propri sentimenti,affidando a loro uno scopo ben preciso,essi non sono più sentimenti,bensì progetti che portano l’uomo a dimostrarsi diverso da quello che è, e ad autodistruggersi. Vai alla home di questo BLOG Segnala un abuso nel post | Amo1. aiutare gli altri,saper ascoltare e comprendere
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